Sono innamorato della Tesla. Vittima delle (in)capacità comunicative di  Elon Musk che assomiglia all’ingegnere un po’ “nerd”. “It’s not rocket science” diceva in merito alle auto elettriche. Ignoro cosa abbia detto quando si è avventurato nel progetto Space X. Io che sono diversamente ingegnere non ho potuto che cadere in tentazione. Non ce l’ho, ancora, una Tesla.

Industria 4.0 la seguo per motivi personali e un po’ professionali. Sono elettronico di formazione e le reti neurali erano una specialità esotica quando ero all’università. Vedere che oggi se ne parla per applicazioni industriali nelle PMI italiane è un segno degli eventi. Cosa c’entrano le une con le altre? Come tecnologia poco o tanto a seconda dei punti di vista. Ci sono più similitudini invece con tempistiche e difficoltà di adozione.

Perchè oggi avere un’auto elettrica a guida autonoma capace di destreggiarsi nel traffico di una città è ritenuto ancora non fattibile? Il famoso livello 5. Non è a causa dei limiti della tecnologia delle auto ma a causa della necessaria “convivenza” tra auto a guida autonoma e auto a guida umana. Pensiamo un attimo alla prima auto a guida autonoma che, sola, si avventura in una media città italiana affollata dagli autisti medi italiani. Stiamo chiedendo all’auto la capacità di interagire con stili di guida, imprevedibilità e distrazioni tipicamente umane. Non ce la fanno neanche gli umani a uscire indenni da certe situazioni di traffico e lo chiediamo a un’auto guidata da un software! In un recente articolo sul tema (a firma di Jean-Louis Gassée) ho letto del caso di due automobilisti che, ad un incrocio con segnaletica ambigua, si scambiano dei gesti in codice (spero non volgari) e mediante espressioni facciali più o meno chiare si “accordano” su chi passerà per primo. Questo esempio viene usato per dimostrare come un’auto elettrica non sia in grado di gestire una situazione del genere.

Facciamo un esercizio. Immaginiamo che da domani mattina OGNI auto sia a guida autonoma con la migliore tecnologia esistente. Quindi le regole di interpretazione delle situazioni di traffico sono uguali, praticamente perfette, costanti, implacabili nella regolarità che solo un’intelligenza artificiale è in grado di dare. Misurata alla perfezione distanza, velocità e rischi, ogni veicolo sa esattamente cosa farà quello davanti, quello dietro e quello a fianco. Aggiungo che in questo sogno tecnologico ogni auto potrebbe segnalare alle altre la propria posizione, la propria destinazione, fra quanto intende frenare, girare, fermarsi. In questo modo ogni veicolo potrà calcolare costantemente la propria posizione e velocità ottimale sfruttando modelli predittivi per evitare qualunque situazione di rischio. Un’intelligenza collettiva che porterebbe il numero di incidenti a rasentare lo zero. Per una situazione come quella dell’articolo (due segnali di stop) ci possono essere regole decisionali sulla base di chi per primo debba impegnare l’incrocio. Niente di particolarmente fantascientifico.

Purtroppo ci siamo svegliati e non sarà così. Nessun “switch off” notturno. Si richiede invece alla povera auto a guida autonoma di essere molto ma molto più brava, perchè avrà una lunga convivenza con gli esseri umani che come noto invece di migliorare preferiscono peggiorare (vedi la recente introduzione del “facebook checking” alla guida). Questo è uno dei maggiori impedimenti alla diffusione e adozione delle auto a guida autonoma. E l’industria 4.0?

La problematica dell’adozione progressiva è la stessa. Facciamo lo stesso esercizio: da domani tutto interconnesso e automatizzato, l’operatore umano si limita a sorvegliare, programmare e pensare. Vi ricordate i broker a wall street? Oggi sostituiti da software intelligenti che reagiscono in millisecondi alle fluttuazioni di prezzo.

Gli investitori sono diventati coloro i quali si inventano le formule e regole di acquisto/vendita da dare in pasto ai sistemi di fast trading. Il fine ultimo dell’industria 4.0 relativamente alle produzioni di bassa tecnologia porterà a questo. E nel sogno avremmo un alba dove la logistica interna ed esterna delle fabbriche dialogano come un organismo intelligente e il mio click che acquista l’auto (elettrica a guida autonoma) mette in moto la catena di fornitura a partire dalla fonderia di alluminio. Driiiin. Sveglia. Purtroppo nel frattempo è necessario che i sistemi 4.0 e sistemi a controllo umano coesistano. Ecco il parallelismo rispetto alle auto a guida autonoma. Chiediamo alla tecnologia di adattarsi all’imprevedibile variabilità e approssimazione dei comportamenti umani, mentre cerchiamo di farci sostituire. Sembra quasi un tentativo di difesa evolutiva per evitare l’estinzione. Forse è meglio così!

L’adozione dell’ industria 4.0 richiede sacrificio. A cominciare dalle proprie abitudini produttive, strategie e modelli di comportamento. L’adeguamento non può prescindere da alcune buone pratiche preliminari. Perchè il digitale 4.0 di oggi è come l’auto elettrica di oggi: non sa (ancora) interagire con gli umani come gli umani. Con buona pace del Test di Turing. Non tollera completamente errori, improvvisazione e stili personali. E’ ancora “rigido”. Quindi è necessario ancora un processo di adattamento dell’umano al digitale. In azienda significa ristrutturare i propri processi affinchè con l’uso delle tecnologie 4.0 si consegua un aumento di produttività. E non uno sfoltimento delle maestranze causa esaurimento nervoso da digitale.

Ho corso una maratona. Una volta. In quattro ore e mezza. Poi ho smesso. Non fa per me. Un mio amico, sapendolo, è venuto da me e mi ha chiesto un po’ come mi sono preparato. Io sono un dilettante quindi non avevo grandi consigli da dare se non qualcosa del tipo “io ho fatto così e ha funzionato”. Ma se ha funzionato per me che sono un dilettante allora può funzionare per chiunque. Io so però che il mio amico fuma tre pacchetti di sigarette al giorno. Il mio consiglio è stato: smetti di fumare e DOPO eventualmente segui i miei consigli. Il risultato sarà nettamente migliore.

Il rapporto tra la riorganizzazione dei processi e industria 4.0 è, a mio avviso, lo stesso. L’uno è propedeutico e preparatorio per ottenere il secondo e, al termine, avere un risultato complessivo decisamente migliore. Smettete di fumare, andate a correre.

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